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La Dichiarazione UE dei principi e dei diritti digitali ridimensionata nelle ambizioni

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Gli Stati Membri, il Parlamento e la Commissione europei hanno trovato il consenso sulla Dichiarazione dei principi e dei diritti digitali. Doveva essere il punto di riferimento per la trasformazione digitale in Europa, invece si riversa in torbide acque risolvendosi in un'ambiguità di fondo. Con espressioni vaghe e incurante delle buone proposte.

tentativo di ispezione del codice sorgente fallito

Sebbene le istituzioni europee declamino la sovranità e la libertà digitale come aspetti fondamentali per la trasformazione digitale in Europa, la Dichiarazione manca di una chiara definizione di tali principi e valori. Il suo testo fa riferimento alla promozione dell'interoperabilità, delle tecnologie e degli standard aperti. Ebbene non è chiaro esattamente cosa vogliano esprimere le istituzioni firmatarie con tali espressioni. Al contrario la proposta del Parlamento europeo conteneva un chiaro riferimento al Software Libero come misura per assicurare la trasparenza nell'uso di algoritmi e di intelligenza artificiale, come anche l'importanza degli Standard Aperti. Purtroppo queste espressioni nel testo sono cadute e non sono state recepite nel corso delle negoziazioni inter-istituzionali così che il testo approvato ne è risultato alquanto oscuro.

«In una società in rapida evoluzione digitale, la Dichiarazione dei diritti digitali riveste un'importanza fondamentale. Il suo testo avrà la funzione di una milestone nel viaggio di strutturazione della nostra sfera digitale. Costituisce un problema per la libertà del software il fatto che la dichiarazione manchi di definizioni certe e chiare e che contesti strutturati già esistenti non vengano presi in considerazione», sono le parole di Lina Ceballos, FSFE Policy Project Manager.

Viene anche il dubbio che la dichiarazione non sia in linea con gli accordi già esistenti. In base al testo, è stata scritta sulla scorta di precedenti iniziative come le dichiarazioni di Berlino e di Tallinn. Queste due dichiarazioni contengono il riferimento al Software Libero quando si parla di sovranità digitale e interoperabilità, e nello stesso tempo raccomandano un maggior sviluppo del Software Libero e il rafforzamento del suo utilizzo. Invece, nella Dichiarazione dei principi e dei diritti digitali quando si parla di interoperabilità non viene esplicitamente menzionato il Software Libero.

Da ultimo, ma non meno importante, secondo Erik Albers, responsabile del programma sulla sostenibilità digitale della FSFE, «la dichiarazione non menziona la riusabilità di software e hardware con le licenze di Software Libero come importante passo in avanti sulla strada di una società digitale più sostenibile. Con ciò, gli attuali negoziati per la Direttiva sulla progettazione ecocompatibile dovranno farsi carico di quello che la Dichiarazione non è stata capace di dire».